venerdì 16 marzo 2007

Se mi fai provare il campione, ti compro il prodotto


Location: una farmacia (comunale). Entro per chiedere una crema per contorno occhi e il farmacista (dipendente), mi spiega le differenze tecnico-qualitative tra un prodotto della Roc e uno della Rilastil. Scelgo il secondo e il farmacista mi dà anche svariati campioni di prodotti della stessa casa: mi spiega che l’azienda che produce e distribuisce i prodotti Rilastil offre campionature generose, permettendo alla clientela di avere “assaggi” di numerosi prodotti del proprio marchio. Aggiunge che la Roc al contrario è molto parca nel fornire campioncini (“ha i braccini corti” è l’espressione che usa). Favorevolmente impressionata dalle politiche di marketing della Rilastil, rifletto sul collegamento tra la possibilità di provare un prodotto e la successiva spinta all’acquisto, qualora il prodotto provato sia giudicato valido. Rifletto anche sui costi del fornire campionature in gran quantità e sulle necessità di valutare il ritorno economico di questo investimento. Il ritorno di immagine è assicurato, comunque, anche con la collaborazione del farmacista.

2 commenti:

Enrico ha detto...

Osservazioni quanto mai corrette Enrica. Nel mio piccolo ho cambiato marca di caffè garzie ad una tazzina offerta in un centro commerciale. Il braccino corto davvero non paga per certe categorie merceologiche, e a maggior ragione per un prodotto a elevatissimo coinvolgimento emotivo come una crema di bellezza o la sempre bramata tazzina di caffè...

Enrica Orecchia ha detto...

Ciao Enrico, è un onore ospitare un tuo commento nel mio blog.
Restando in tema di campionature e prove prodotti, adesso che mi ci fai pensare, un mesetto fa ho ricevuto una e-mail dell’Audi. Mi invitavano a selezionare la concessionaria di mio gradimento per una prova su strada con l’ultimo loro modello appena uscito. Non sono andata, ma la curiosità di provare mi è venuta (anche se non ho in programma di cambiare l’auto a breve). Poi però ho pensato che mi sarei messa alle calcagna un agguerritissimo venditore che non mi avrebbe più mollato, e questo è stato uno dei motivi che mi ha fatto rinunciare. Ma soprattutto temevo che dopo aver provato un’Audi mi rimanesse in testa il pensiero insistente che forse esiste qualcosa di meglio della mia (ottima) utilitaria e che forse dovrei considerare un’Audi come futura scelta. In effetti calarsi nella situazione, ricrearla in maniera anche solo “virtuale” o fittizia indirizza il proprio inconscio verso l’obiettivo, e quei volponi del marketing lo sanno fin troppo bene !