Visualizzazione post con etichetta Comunicazione ambientale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Comunicazione ambientale. Mostra tutti i post

domenica 8 marzo 2009

Comunicare il rispetto dell’ambiente  



“All business begins with the public permission and exists by public approval.”

—Arthur W. Page, October 27, 1939


Essendo inserita in un territorio, geografico e umano, l’azienda ottiene de questo ambiente il permesso di operare e trarre profitto. Non deve però essere la comunità locale a pagarne il prezzo.

Una delle questioni più spinose in merito è lo sfruttamento dell’ambiente naturale e delle sue risorse.

Capitolo centrale della responsabilità sociale d’impresa, la salvaguardia dell’ambiente compete ai tecnici per il lato operativo e ai relatori pubblici per la comunicazione. I secondi lavorano di concerto con i primi e ne comunicano l’operato.

La comunicazione ambientale migliora le relazioni con varie categorie di stakeholder: la comunità locale, le istituzioni, le associazioni ambientaliste, i clienti sensibili alle tematiche ecologiche.

Aiuta quindi l’azienda ha raggiungere i propri obiettivi, prevenendo anche pericolose crisi, per esempio quando gli ecoattivisti le dichiarano guerra, mettendo in atto una campagna denigratoria nei suoi confronti.

Ancora una volta è in primo piano la figura del relatore pubblico, con le sua funzione di mediatore (funzione riflettiva) tra le esigenze degli stakeholder e gli obiettivi e le policy dell’azienda.

domenica 17 febbraio 2008

La funzione strategica della comunicazione ambientale  


Rispettare l'ambiente naturale per vivere meglio oggi e per creare un futuro sostenibile è un obbligo dal quale non sono esentate le aziende. Ma è possibile trasformarlo in una opportunità, anche di mercato. E gran parte del compito spetta a chi si occupa di comunicazione.
Ne parlo approfonditamente in un articolo scritto per l'ultima newsletter di Spegea, la Scuola di Management della Confindustria di Bari.

mercoledì 11 luglio 2007

Comunicazione d’emergenza e spauracchi 


L’anno scorso era l’aviaria, che da noi non è mai arrivata, e neanche ha provocato la pandemia che si temeva. Oggi sono la desertificazione e il riscaldamento del pianeta, sbattuti in prima pagina (anche grazie al Live Earth dei divi dagli inquinantissimi jet privati) in un luglio che è il meno caldo degli ultimi anni.

Comunicazione d’emergenza o creazione (voluta ? per ignoranza ? per incoscienza ?) di spauracchi ?

Sia come sia, tutte le regole della corretta comunicazione sono saltate. L’importante è fare del sensazionalismo. Un passaparola che inizia da chissà chi (studiosi che esprimono in maniera troppo tecnica ? giornalisti che fraintendono ? mah) e si propaga in maniera virale per tutti gli angoli del pianeta. Ingigantito come un sassolino che forma una frana, come una pallina di neve che provoca una valanga. Discorsi da commentare sul treno, in ufficio, al bar, dovunque, ma senza che sia possibile verificare la veridicità delle informazioni.

Sarà tutto vero ? Chi ci sarà dietro ? Qual è lo scopo di tutto ciò ? Almeno chiediamocelo, prima di credere a qualunque cosa.

martedì 19 giugno 2007

WWF, Coca Cola, CSR e sodio benzoato 


Va sicuramente inserita sotto il capitolo della Responsabilità Sociale d’Impresa la collaborazione che la Coca Cola ha annunciato con il WWF per la salvaguardia del patrimonio idrico mondiale.
La multinazionale americana, nel corso della conferenza annuale del WWF a Pechino, ha promesso che restituirà alla comunità l’acqua utilizzata per il confezionamento delle bibite (290 miliardi di litri d'acqua nel 2006). Donando al WWF 20 milioni di dollari, Coca Cola Company permetterà all’organizzazione ambientalista di gestire la conservazione di sette bacini idrici che si trovano in varie zone del mondo. Coca Cola accetterà inoltre i consigli del WWF su come risparmiare acqua (ripulendola perfettamente) e ridurre l’impatto sull’ambiente.

Quasi contemporanea è la notizia che le bibite gassate, nella cui produzione Coca Cola è leader, potrebbero essere responsabili di malattie degenerative dell’organismo, come la cirrosi epatica e il morbo di Parkison. Responsabile un additivo che si trova in molti soft drink, l’E-211, o sodio benzoato. Lo rivela un articolo pubblicato la settimana scorso sull’Independent, quotidiano britannico che cita uno studio condotto presso l’università di Sheffield (dal professor Peter Piper, docente di biologia molecolare e biotecnologia, impegnato da 7 anni in ricerche sull'E-211). Già sospettato in passato di procurare il cancro (formerebbe il benzene in combinazione con l’additivo della vitamina C), il conservante ha continuato a essere utilizzato.
Che cosa fanno Coca Cola e le altre ? Per il momento niente. Bevete, gente, bevete.